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Intervista a Giada Arzeton, preparatrice atletica biancoscudata

Per la prima volta ai nostri microfoni, conosciamo meglio la preparatrice atletica del Calcio Padova Femminile C5, Giada Arzenton. Tra le file biancoscudate è rinomata per la sua professionalità. Se le ragazze per tutta la stagione si sono trovate in un’ottima condizione atletica, sicuramente il merito è anche suo. Mettetevi comodi, di seguito vi proponiamo la nostra chiacchierata.

Ciao Giada! Sei entrata nello staff tecnico del Padova lo scorso anno a metà stagione e quest’anno sei riuscita a seguire la squadra sin dall’inizio con la preparazione atletica. Che tipo di lavoro hai fatto con le ragazze e come le vedi a questo punto della stagione?
«Ciao! Con le ragazze siamo partite da una fase di preseason caratterizzata da un lavoro più generale e focalizzato sullo sviluppo ed incremento della capacità e potenza aerobica, passando per un lavoro di adattamento anatomico svolto in palestra con i pesi per abituare muscoli e i tendini a sforzi crescenti e migliorare la flessibilità. Andando avanti con l’allenamento, l’enfasi è ricaduta sulla velocità, RSA, agilità, rapidità, potenza muscolare, oltre che di accelerazione/decelerazione e resistente forza massima e mantenimento delle abilità biomotorie, prima menzionate. Il tutto per arrivare ad una performance, il più elevata possibile, in fase competitiva, dove l’ago della bilancia si è via via spostato sempre di più sulle qualità specifiche richieste da questa tipologia di sport. Ad essere onesta direi che siamo in linea con il programma, in quanto le ragazze mi sembrano in forma e determinate a raggiungere gli obiettivi prefissati. Credo in loro, e nelle loro potenzialità, al 100%, ed il lavoro che hanno svolto è stato senza dubbio impegnativo, non lo nego e sono personalmente convinta abbiano un grandissimo margine di miglioramento, dalla prima all’ultima. Ma basta guardare cosa dimostrano in campo ad ogni partita per capirlo!».

Oltre ad essere la preparatrice atletica del Padova, sei anche una giocatrice di rugby. La preparazione atletica che richiede il rugby ha qualche similitudine con quella del calcio a5 o sono due mondi completamente diversi?
«Domandona questa! Allora stiamo parlando di due sport entrambi di tipo open skills ad impegno aerobico anaerobico alternato: sono entrambi altamente dinamici, caratterizzati da alta intensità ed azioni intermittenti, che richiedono alle giocatrici sforzi ed abilità fisiche, tattiche e tecniche molto elevate, nonché alti livelli di energia e potenza. Tuttavia, sebbene i due sport abbiano dei tratti comuni sotto alcuni aspetti, come ad esempio potenza di accelerazione e decelerazione, capacità di cambi di direzione e passo rapidi, abilità di corsa e spostamento multidirezionali, ecc…, la preparazione atletica presenta delle grandissime differenze (in primis la periodizzazione della forza). Questo sia in ragione delle caratteristiche del gioco, che nel rugby è di gran lunga più fisico e ad alto impatto (senza cambi illimitati che permettono di rifiatare), che delle dimensioni del campo (senza contare il fatto che uno è in un ambiente controllato mentre l’altro in balìa degli agenti atmosferici). Le qualità che un buon rugbista deve possedere sono moltissime: deve essere forte, agile, rapido e veloce, avere alti livelli sia di fitness aerobico che anaerobico, capace tanto con i piedi quanto con le mani.
Pertanto, il lavoro fisico è decisamente molto più impegnativo e a 360°».

Hai fatto esperienza anche all’estero, come giocatrice. Hai percepito un approccio alla vita sportiva diverso?
«Decisamente si, un altro mondo. Sia in Australia che in Canada lo sport viene valorizzato molto di più, l’ambiente vissuto e sfruttato in tutte le sue caratteristiche, le persone sono più consapevoli del loro livello fitness e di come l’attività motoria possa migliorare in modo drastico la qualità della loro vita. Per farti un esempio concreto, a Vancouver io e le mie compagne oltre ai 3 allenamenti consueti a settimana più partita, facevamo volontariamente sessioni anche nei restanti giorni (sia di allenamento – anche di altri sport – che di defaticamento specifico, guidate dai nostri coaches). Il tutto con cognizione di causa, ognuna era ben consapevole del proprio fisico, dei propri limiti e di come e quanto poteva spingersi».

Ringraziamo Giada per la sua disponibilità, a lei e al resto della squadra, facciamo un grande in bocca al lupo per questo finale di stagione.

Ufficio Stampa: Miriam Palma